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INFORMAZIONI - I sogni e il sonno REM

Sognare è un bisogno vitale?

 

DEPRIVAZIONE DI SONNO REM (SOGNI)

Secondo Freud il sogno è una valvola di sicurezza della mente che permette di scaricare quell’energia psichica in eccesso legata a pulsioni inconsce rimosse, che altrimenti si manifesterebbero in sintomi nevrotici o episodi psicotici.

PRESSIONE REM

Da alcune ricerche è emerso che la deprivazione di sonno REM (Rapid Eye Movement), cioè la fase del sonno in cui generalmente si sogna, determina il prolungamento e l'aumento di frequenza delle successive fasi REM.

Tale fenomeno è stato chiamato “pressione Rem”. Infatti dopo la terza o quarta notte di deprivazione di sonno Rem, la pressione Rem aumentava tanto che i periodi Rem dei soggetti iniziavano subito, appena dopo l'addormentamento. Ciò potrebbe far pensare che, se si smettesse di sognare abbastanza a lungo, la pressione Rem si riverserebbe nella vita da svegli sottoforma di psicosi, ma le ricerche smentiscono tale ipotesi: i soggetti privati di sonno rem infatti si mostravano confusi, irritabili e terribilmente assonnati ma mai psicotici.

Le fissazioni paranoiche e le allucinazioni visive e acustiche osservate in Peter Tripp  (il dj che nel 1959 decise di rimanere sveglio per 200 ore per raccogliere fondi per un'associazione per i poliomelitici) erano dovute agli effetti delle anfetamine.

Nei gatti la deprivazione di sonno Rem per 70 giorni consecutivi portò ad una stabilizzazione del bisogno di recupero di sonno rem (e quindi della pressione rem) ed anche ad un aumento del loro stato di attivazione e dei loro impulsi naturali di base (cibo, sesso, ecc.) senza che apparissero disturbi del comportamento interpretabili come deterioramento psichico.

In sintesi quindi non sono mai state trovate prove definitive che dimostrassero un collegamento tra deprivazione di sogni (sonno Rem) e malattie mentali.

INDISPENSABILITA’ DEL SONNO REM

Per verificare se il sonno rem, quindi sognare, è un bisogno vitale, Dement ha ideato un progetto di studio chiamato “il giorno di 90 minuti” con la collaborazione di alcuni studenti.

Per cinque giorni, nell'arco delle 24 h, il soggetto veniva lasciato dormire per 30 minuti e tenuto sveglio per 60, per un totale di otto ore di sonno nelle ventiquattr'ore.

Dato che normalmente il sonno Rem insorge dopo circa 60 minuti di sonno non-Rem, se esso non fosse stato indispensabile, non avendo il tempo di comparire non sarebbe mai comparso. Alla fine dell'esperimento invece il sonno rem occupava la maggior parte dei 30 minuti di sonno concessi al soggetto: ossia all’aumentare della deprivazione di sonno rem si anticipava il tempo di inizio.

Lo stesso fenomeno, e cioè l'apparizione del sonno Rem subito dopo l'inizio del sonno, si osserva nei neonati in condizioni normali.

SONNO REM E MEMORIA

Dalle ricerche condotte sino ad ora si può desumere che il sonno REM è probabilmente coinvolto in alcuni tipi di formazione della memoria ma non in altri. Bisogna infatti tener presente che la memoria umana è molto complessa e dipende da diversi tipi di processi, coinvolgendo numerosissime zone del Sistema Nervoso Centrale.

E’ certo comunque che il sonno REM non promuove il consolidamento di una Memoria a Breve Termine in una Memoria a Lungo Termine. Le Memorie a Breve Termine  non consolidate con il sonno svaniscono. Invece nel caso di memorie sufficientemente consolidate il sonno REM sembra agire come un fattore di “fissaggio” di tali memorie, un fattore comunque non indispensabile, come dimostra il caso di quel veterano di guerra che in seguito a delle lesioni cerebrali non presentava più sonno REM pur mantenendo inalterate le sue capacità mnemoniche.



 
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