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INFORMAZIONI - Insonnia
Scritto da Dott. Alessio Penzo   

Pseudo-insonnia (insonnia da errata percezione del sonno)

 

Questo tipo di insonnia consiste nella percezione soggettiva, da parte dell’individuo, di un disturbo del sonno, anche se non vi sono prove di alterazione oggettiva.

L’individuo afferma di dormire poco, di avere la sensazione che il sonno non sia ristorativo, o addirittura di non dormire affatto. Al contrario l’osservazione della persona che dorme accanto a lui, del personale ospedaliero in caso di ricovero, o la registrazione polisonnografica in un laboratorio del sonno mettono in evidenza che l’individuo abbia un sonno con caratteristiche normali.

Anche se tutti gli insonni hanno la tendenza ad esagerare i problemi di sonno, in questo caso la differenza tra percezione soggettiva e il reperto polisonnografico è molto grande, in particolare per quanto riguarda la valutazione del tempo totale di sonno e nella prima metà della notte. Questa differenza può essere spiegata da una sovrastima della latenza di addormentamento, cioè i soggetti hanno la sensazione che passi molto tempo prima di addormentarsi.

Durante il giorno i pazienti lamentano efficienza psicofisica ridotta, piuttosto che una vera e propria sonnolenza.

L’indagine polisonnografica in questi pazienti non evidenzia delle differenze rispetto ai normali dormitori, tuttavia recentemente l’analisi microstrutturale delle caratteristiche del sonno in questi pazienti indicherebbe la presenza di numerosi “microrisvegli” di pochi secondi, che essi non percepiscono e che provocano frammentazione del sonno.

 

Incidenza della Pseudo Insonnia

Questo disturbo colpisce maggiormente le donne, i giovani e gli individui di mezza età.

La percentuale in Italia è dell’1,5% dei pazienti che soffrono d’insonnia, il 5% negli Stati Uniti.

 

Trattamento della Pseudo Insonnia

In questi casi è da evitare l’uso di farmaci ipnotici, in quanto non sono presenti alterazioni delle caratteristiche del sonno, o limitarlo ai casi in cui è presente eccessiva sonnolenza.

Sarebbe opportuna invece una maggiore consapevolezza della distinzione tra sonno e veglia, su cui questi pazienti sono confusi, e di una più attenta valutazione soggettiva del momento di addormentamento.

Sono risultati molto efficaci dei programmi di feedback forniti in concomitanza di varie fasi del ciclo sonno-veglia in base alle registrazioni dei ritmi con EEG.

 



 
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